mercoledì 8 aprile 2015

Forca Rossa e un incontro


 Allocco
 Salendo al Fuciade con il Sasso di Valfredda
Fuciade
 Saggezza d'altri tempi
 L'Agner salendo a punta Ciadine
 Baite al Fuciade
Salendo alla Forca Rossa
 Salendo alla Forca Rossa
 Pale di San Martino
 Ale indeciso sul percorso
 Gli ampi pendii che portano alla Forca Rossa
 Nikka in salita
Dalla cima verso Tofane, Sorapiss, Antelao, Pelmo e Civetta
 Io in vetta verso le Pale
 Ale e Nikka in vetta verso le Pale
 Scialpiniste salgono verso la Forca Rossa

Inizia la discesa
Nikka 
 Ale

Forca Rossa - MS- dislivello 1300 m - Gruppo della Marmolada
Ale, Ale & Nikka

La gita di oggi doveva essere punta Ciadine e cima Ombreta Orientale ma a causa del forte e gelido vento che ancora tirava questa mattina, a circa metà salita di punta Ciadine, abbiamo optato per un rapido cambio programma e siamo saliti sulla assolata e poco ventosa Forca Rossa che, pur non offrendo una gran sciata in discesa, è uno spettacolare balcone panoramico. 
Periodo di rapaci a quanto pare..stamane abbiamo trovato un allocco che probabilmente ha impattato contro un veicolo. Ho sentito questo pomeriggio il centro avifaunistico di Trento e purtroppo visto le condizioni cliniche pessime hanno dovuto sopprimerlo. Anche il Biancone non se la passa molto bene in quanto è stato necessario amputargli un'ala. Peccato!

1916-1918 - La Grande Guerra sul Pausbio

Gli avvenimenti che si svolsero dal maggio 1916 fino all'armistizio del novembre 1918 trovano in queste pagine una testimonianza storica, ricca, al tempo stesso, di umanità.

martedì 7 aprile 2015

Via Claudia


Sui primi tiri
Carlo sul tratto chiave della via, una placchetta liscina
Nella parte alta verso Pietramurata
Carlo sugli ultimi tiri

Via Claudia - 5c - 400 m - Placche Zebrate
Ale & Carlo

Monte Corona e un incontro



Maso Spon
 Serci di Giovo
 Verla e Ville di Giovo con il Dosson di Costalta sullo sfondo
 Salendo al monte Corona
 Il laghetto del monte Corona
 In vetta al monte Corona verso il Lagorai
 Bel esemplare di biancone


Il ripido e tecnico sentiero che porta a San Michele

dislivello 1080 m
Ale

Lo sfortunato biancone, un rapace migratore che proprio in questo periodo sta ritornando dall'Africa centrale aveva un'ala spezzata quindi, per evitargli una morte quasi certa ho contattato il centro di recupero avifaunistico di Trento che mi ha inviato un addetto del centro a cui ho consegnato il volatile. Speriamo riesca a recuperare l'uso dell'ala :)

Calico Joe

Due uomini diversi per età, carattere, personalità. Ma accomunati dalla stessa professione: il baseball. Uno è Warren Tracey, donnaiolo, alcolista e pessimo padre che, ormai sul viale del tramonto, gioca le sue ultime partite nei Mets di New York, appesantito dagli anni e dalla frustrazione per una carriera che avrebbe voluto diversa. L'altro è l'astro nascente Joe Castle, ventun anni, originario di Calicò Rock, nel profondo Arkansas, che sta mietendo successi nelle file dei Cubs di Chicago. La popolarità di Joe è alle stelle: il clamore dei suoi record e delle sue prodezze echeggia dalle tivù e dalle radio di tutto il paese, rendendolo in breve tempo l'idolo dei fan del baseball, primo fra tutti Paul Tracey, il figlio undicenne di Warren. È il 1973 quando suo padre si ritrova finalmente faccia a faccia con Joe sul diamante dello Shea Stadium di New York in una partita che passerà tristemente alla storia. Sotto gli occhi attoniti del figlio, Warren lancia una palla veloce che cambierà per sempre i destini dei due giocatori. Dopo trent'anni, Paul non ha dimenticato quell'incontro, che ha irrimediabilmente segnato la vita del formidabile atleta entrato nella Hall of Fame del baseball come Calico Joe. Ma Warren è gravemente ammalato e Paul, pur non avendo da tempo alcun rapporto con lui, vuole che i suoi ultimi giorni siano un'occasione per riscattarsi da un'esistenza mediocre e lo convince a compiere un gesto semplice ma memorabile.

Come cavalli che dormono in piedi

Nell'agosto del 1914, più di centomila trentini e giuliani vanno a combattere per l'Impero austroungarico, di cui sono ancora sudditi. Muovono verso il fronte russo quando ancora ci si illude che "prima che le foglie cadano" il conflitto sarà finito. Invece non finisce. E quando come un'epidemia si propaga in tutta Europa, il fronte orientale scivola nell'oblio, schiacciato dall'epopea di Verdun e del Piave. Ma soprattutto sembra essere cassato, censurato dal presente e dal centenario della guerra mondiale, come se a quel fronte e a quei soldati fosse negato lo spessore monumentale della memoria. Paolo Rumiz comincia da lì, da quella rimozione e da un nonno in montura austroungarica. E da lì continua in forma di viaggio verso la Galizia, la terra di Bruno Schulz e Joseph Roth, mitica frontiera dell'Impero austroungarico, oggi compresa fra Polonia e Ucraina. Alla celebrazione Rumiz contrappone l'evocazione di quelle figure ancestrali, in un'omerica discesa nell'Ade, con un rito che consuma libagioni e accende di piccole luci prati e foreste, e attende risposta e respira pietà - la compassione che lega finalmente in una sola voce il silenzio di Redipuglia ai bisbigli dei cimiteri galiziani coperti di mirtilli. L'Europa è lì, sembra suggerire l'autore, in quella riconciliazione con i morti che sono i veri vivi, gli unici depositari di senso di un'unione che già allora poteva nascere e oggi forse non è ancora cominciata.

mercoledì 1 aprile 2015

Castel Monreale e Ville di Giovo



 I ben curati vigneti della collina vicino al castel Monreale
 Nei pressi dell'attacco intermedio del rio dei Molini
 Aria di primavera sopra Faedo
Mondagiò


dislivello 800 m
Ale