Il professor Leopold Josef Berger, insigne studioso di zoologia dell'Impero austriaco e del Regno di Ungheria, nel giugno del 1889 riceve dalla valle dello Sporeggio, una località di montagna del Tirolo italiano, ai piedi delle Dolomiti di Brenta, una lettera che lo lascia senza parole: un'orsa sta terrorizzando un'intera comunità, avvicinandosi alle abitazioni, facendo razzie nelle stalle, ferendo un uomo, poi morto per le sofferenze patite. Nonostante i numerosi tentativi per liberarsi dell'animale, l'orsa sembra stragata , imprendibile. Chiamato in aiuto in qualità di esperto di orsi bruni, il professore,mosso anche dai ricordi di quando scalava quelle montagne, decide di partire per lo sporeggio, accompagnato dal giovane assistente Karl Ritter, ma quando giunge a destinazione, rimane coinvolto in una serie incredibile di avvenimenti. Insieme all'assistente inizia le ricerche dell'orsa, scoprendo, attraverso l'analisi scientifica dei reperti, l'interpretazione di un'incisione su un architrave e di un documento scritto in latino, contenente dei misteriosi messaggi in codice, che forse l'orsa non è la vera responsabile di quanto sta accadendo. E sarà lo stesso animale a condurlo verso la verità e a svelare una sorprendente predizione che si rinnova ogni quarantasette anni, il venticinquesimo giorno del terzo mese dell'anno. E per la quale alcuni uomini sono disposti a tutto.
venerdì 6 marzo 2015
mercoledì 4 marzo 2015
Pantera
L'Accademia dei Tre Principi è una sala da biliardo. È un sotterraneo, un antro favoloso, dove sotto lo sguardo cieco del saggio Borges incrociano le stecche giocatori leggendari come il Puzzone, Elvis, Tremal-Naik, la Mummia, il Professore e Tamarindo. Si svuotano portacenere e si tiene il conto delle battaglie. In quel mondo di soli maschi un giorno fa il suo ingresso Pantera, "snella, flessuosa, pallida", e la leggenda varca i confini. Quando i migliori cadono, come in un poema cavalleresco i campioni cominciano ad arrivare da lontano. Uscita dal suo racconto, Pantera porge il testimone ad Aixi, una ragazzina innamorata del suo mare, protagonista di una nuova sfida inondata di luce e di mistero.
La farfalla sul ghiacciaio
La farfalla sul ghiacciaio è un romanzo introspettivo sui motivi che spingono l'alpinista a giocarsi inconsciamente la propria vita, ma anche sull'idea che esiste una montagna che può dare gioia senza chiedere di rischiare. “Di fronte alla morte - scrive Oreste Forno - più di una volta mi sono sentito dire: Fa parte dell’andare in montagna e bisogna accettarla per i tanti benefici che comunque la montagna dà. E pensando alle tantissime persone che trovano grande soddisfazione e gioia nell’andare in montagna, come si fa a non condividere un’affermazione come questa? Ma la questione è un’altra, perché non si tratta di togliere l’uomo dalla montagna, o viceversa, perché a quel punto bisognerebbe toglierlo anche dalla strada, e l’uomo non è fatto per stare sotto una campana di vetro. E nemmeno gli si può vietare la montagna più dura. Lo dico perché so cosa significhi sentire quel bisogno, che è come una luce che ti acceca, ma che allo stesso tempo ti permette di vivere momenti ed esperienze che rendono più ricca la tua vita. E allora credo che si possa anche accettare la possibilità di morire in montagna, se questo avviene in modo del tutto accidentale e non per negligenza, o per errore, o presunzione, o per troppa pienezza di sé, purché si faccia comunque il possibile per scongiurarla. Quindi mettiamola così: la ‘pelle’ a tutti i costi, e non la cima a tutti i costi!
martedì 3 marzo 2015
Sasso Rosso
Una pelata cima delle Lepri
Sasso Rotto, cima 7 Selle e sullo sfondo il monte Croce
Dalla vetta verso Sasso Rotto e cima d'Ezze
Ottima discesa
Sasso Rosso - BS - dislivello 850 m - Lagorai occidentale
Ale
Giornata stupenda, calda e con neve ancora molto divertente. Peccato aver avuto solo la mezza giornata a disposizione altrimenti altre erano le mete da prendere in considerazione.
Visti numerosi skialpers scendere dal Pizzo Alto, due da cima d'Ezze e se la vista non mi inganna uno che stava salendo il passo dei Garofani verso lo Slimber.
lunedì 2 marzo 2015
Con la guerra tutto è perduto
Sono trascorsi cento anni dalla dichiarazione di guerra, la leva di massa, lo smembramento delle famiglie, l'esodo forzato di intere vallate trentine. Così ho pensato di ripercorrere, per quanto possibile, le dolorose vicende dei miei concittadini di Ville-Valternigo, in particolare di mio nonno Marino, che hanno dovuto affrontare la Grande Guerra. Per onorarli col ricordo, per render loro il dovuto omaggio, perché ci si possa render conto, almeno un po', di quanto loro hanno sofferto per la lontananza dalle famiglie, per la fame, per il freddo, le malattie. E per molti, troppi, la morte precoce. È un viaggio nella storia, raccontata attraverso i documenti privati, anche verbali, le fotografie, le lettere, da cui ancora alita il respiro di chi scrisse quelle faticose sgrammaticate missive, colme di dolori sopportati con coraggioso realismo e fede sincera. E ancora ho voluto ricordare chi ha vissuto la guerra lontano dal fronte, ma pure in mezzo a stenti e privazioni indicibili, col cuore angosciato.
Nel bianco
È la vigilia di Natale. In una cittadina non lontana da Glasgow scatta l'allarme rosso in un elegante edificio vittoriano, sede dell'Oxenford Medical. Qualcuno, nonostante i sofisticati sistemi di sorveglianza, è riuscito a sottrarre dall'area protetta due dosi di un farmaco sperimentale, un antidoto del Madoba-2, una pericolosa variante del virus Ebola su cui da tempo si stanno conducendo ricerche. Il dipartimento della Difesa americano, che ha fatto grossi investimenti sul progetto, non nasconde la sua preoccupazione. E così pure Stanley Oxenford, lo scienziato proprietario del laboratorio, e Antonia Gallo, la sua affascinante collaboratrice, responsabile della sicurezza. Nessuno di loro sa che questo è solo l'antefatto...
domenica 1 marzo 2015
La guerra dei nostri nonni
La Grande Guerra non ha eroi. I protagonisti non sono re, imperatori, generali. Sono fanti contadini: i nostri nonni. Aldo Cazzullo racconta il conflitto '15-18 sul fronte italiano, alternando storie di uomini e di donne: le storie delle nostre famiglie. Perché la guerra è l'inizio della libertà per le donne, che dimostrano di poter fare le stesse cose degli uomini: lavorare in fabbrica, guidare i tram, laurearsi, insegnare. Le vicende di crocerossine, prostitute, portatrici, spie, inviate di guerra, persino soldatesse in incognito, incrociano quelle di alpini, arditi, prigionieri, poeti in armi, grandi personaggi e altri sconosciuti. Attraverso lettere, diari di guerra, testimonianze anche inedite, "La guerra dei nostri nonni" conduce nell'abisso del dolore. Ma sia le testimonianze di una sofferenza che oggi non riusciamo neppure a immaginare, sia le tante storie a lieto fine, come quelle raccolte dall'autore su Facebook, restituiscono la stessa idea di fondo: la Grande Guerra fu la prima sfida dell'Italia unita; e fu vinta. L'Italia poteva essere spazzata via; dimostrò di non essere più "un nome geografico", ma una nazione. Questo non toglie nulla alle gravissime responsabilità, che il libro denuncia con forza, di politici, generali, affaristi, intellettuali, a cominciare da D'Annunzio, che trascinarono il Paese nel grande massacro. Ma può aiutarci a ricordare chi erano i nostri nonni, di quale forza morale furono capaci, e quale patrimonio portiamo dentro di noi.
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