domenica 21 luglio 2019

Isola

Dopo la morte della nonna, una giovane ragazza danese decide di tornare a Suduroy - l’isola dell’arcipelago delle Faroe da cui proviene la sua famiglia - a cercare le sue origini in una cultura che ha ereditato ma che non le appartiene e in una lingua estranea in cui «non sa neppure pronunciare il suo nome.» L’unico legame concreto con quel mondo è il rapporto con i nonni Marita e Fritz, emigrati in Danimarca negli anni ’30, la sua immaginazione e tutti gli aneddoti che fin da piccola le hanno raccontato. È stata la vita durissima dei pescatori nel mare del Nord, «il posto in cui l'uomo è meno benvenuto al mondo» a far nascere in Fritz il desiderio di un destino diverso, ed è l’urgente desiderio di felicità e la necessità di sfuggire alla durezza della vita a guidare tutta questa grande saga famigliare che si snoda tra la Danimarca e isole sperdute nell'Oceano Atlantico del Nord. Una storia che racconta quasi un secolo di storia e di vite, dall’amore segreto tra Marita e Ragnarr il Rosso, al patto tra Jegvan e Ingrún, la più ricca dell’isola, e allo sfortunato destino del figlio di Beate, passando attraverso la Seconda guerra mondiale, il protettorato inglese e la lotta per l’indipendenza. Con una lingua ispirata, densa, poetica e a tratti incantata Siri Ranva Hjelm Jacobsen ci parla di amore, di emigrazione, di quello che si perde e si acquista nel nascere in un paese straniero, della nostalgia di casa, della riscoperta delle proprie radici e delle leggende popolari che sopravvivono allo scorrere del tempo. E sullo sfondo di tutta la narrazione, una natura grandiosa e indomita che non si piega mai alla volontà umana e anzi sopravvive nel cuore della protagonista, che non vi è nata, eppure non può fare a meno di amarla.

sabato 20 luglio 2019

Misteri Persiani

Dal 1979 per la maggior parte degli occidentali l'Iran è sinonimo di fondamentalismo islamico, di terrorismo, di pericolo. Le cronache hanno ridotto la Persia a "problema", offuscando 2.500 anni di storia. Molto prima di Khomeini e Ahmadinejad, l'Iran ha dato i natali a Ciro il Grande, Rumi, Avicenna, Hafez e Khayyam. Una storia che ci porta in una terra di bellezze assolute e ingiustizie profonde. Una storia complessa, affascinante e misteriosa. E troppo spesso sottovalutata. Una storia di musulmani sciiti, zoroastriani, cristiani ed ebrei. La ricchezza di etnie e culture diverse che convivono dai tempi dell'Impero Persiano è il "mistero" dell'Iran, in cui soltanto il 51% della popolazione è di etnia persiana. Un Paese che continua a svolgere anche nel XXI secolo il ruolo di cerniera tra Europa ed Estremo Oriente. La nostra storia, il nostro vocabolario e persino la nostra tavola devono molto all'Iran. E nel confrontarci con l'Iran dovremmo sempre essere consapevoli della grandezza della sua storia e della sua cultura. "L'autore, per l'acutezza delle osservazioni, sembra un diretto discendente dei grandi viaggiatori europei da Marco Polo ad Ambrogio Contarini e soprattutto del romano Pietro della Valle, che raggiunse la corte dei re sufi nel XVI secolo" (dall'introduzione di Amir Madani).

venerdì 19 luglio 2019

Monte Alto


 All'alba lungo l'Adige
Malga monte Alto
I vigneti sopra San Michele


km 43 - dislivello 1030
Ale

Mille farfalle nel sole

"Non capivo fino in fondo quello che sta accadendo mentre salivo sull'aereo che avrebbe portato me, mia sorella e mia madre fuori dall'Iran, forse per sempre. Era il 1979 e io avevo nove anni. Ero disperata e arrabbiata perché nei preparativi della partenza i miei si erano sbarazzati di ogni cosa, compreso il mio amato agnello Baboo. Ma mia madre sapeva tutto, scappavamo per salvarci la vita e a ogni passo che la portava via provava un dolore mai provato prima. Avevamo detto addio alle persone a cui volevamo bene e con cui ero cresciuta, alla cucina di casa profumata di zafferano ed erbe e di frutta dolce. Mi sembrava solo ieri che la mia vita scorreva felice tra libri e cioccolata, tra la scuola e i giochi e in breve tutto era diventato cupo. La paura faceva parlare i grandi a mezza voce, li faceva arrabbiare per niente, tenere le finestre chiuse e mettere il velo alle donne. Qualcuno spariva, e presto sarebbe toccato anche a noi. A Londra arrivammo da rifugiate, mio padre sarebbe arrivato dopo. L'Inghilterra ci accolse e io abbandonai le mie radici. Poi un giorno la voce dei ricordi mi ha chiamato e ho trovato la strada di casa."

mercoledì 17 luglio 2019

Bivacco Argentino al monte Tauro


 Vacche a malga Primalunetta di sopra
 Il monte Cima con la ex miniera di quarzo
 Laghetto di Valcava

  Laghetto di Valcava
 Rododendri
 Al bivacco

A forcella del Dogo


Monte Tauro - Lagorai Centrale - km 16 - dislivello 900 m
Ale&Erika&Federico

Patendo dal ponte delle Rudole la prima ora è noiosissima e poco panoramica, una volta arrivati a malga Primalunetta le cose cambiano notevolmente. La prossima volta, aproffitando della mancanza di divieto nel weekend saliremo fin li in macchina e ci godremo maggiormente il Lagorai che ci piace!